Aumento inatteso delle quote per i liberi professionisti: uno schiaffo silenzioso per 1,2 milioni di imprese
- La trappola del passato: un’applicazione inattesa di normative anni prima
- Il costo reale: oltre 1.600 euro annui per ogni professionista
- Un’ingiustizia di classe: donne e rurali, le vittime silenziose
- La difesa della ministra: conformità alla legge, sostenibilità a lungo termine
- La lotta in parlamento: pp, fratelli d'italia, lega e vox al governo
Un colpo di scena che rischia di soffocare il tessuto imprenditoriale italiano: le quote mensili per i lavoratori autonomi, in particolare soci e collaboratori coordinati, sono salite improvvisamente, un aumento che nessuno si aspettava e che colpisce duramente – e in modo iniquo – 1,2 milioni di professionisti.
La trappola del passato: un’applicazione inattesa di normative anni prima
Non si tratta di una riforma improvvisa, ma di un’applicazione, fredda e meccanica, di regole già previste quattro anni fa. La Disposizione Transitoria Settima del Real Decreto-Ley 13/2022, un meccanismo automatico legato alla base minima del Gruppo 7 del Régimen Generale, ha trasformato un’ipotesi in una realtà dolorosa, senza un adeguato preavviso.
Il sistema dei redditi reali, concepito per una gestione più equa, si è rivelato una prigione dorata per una parte significativa del mondo autonomo. La mancanza di nuovi bilanci pubblici per il 2026 ha agito da detonatore, scatenando un aumento del 42% della base di calcolo.

Il costo reale: oltre 1.600 euro annui per ogni professionista
L’impatto finanziario è tangibile. Per i professionisti con redditi modesti, la base di calcolo è passata da 1.000 euro al 31 dicembre 2025 a ben 1.424 euro, con un incremento di circa 135 euro mensili e un costo annuale aggiuntivo di oltre 1.600 euro per ogni lavoratore. Una spesa che, per migliaia di imprese, rappresenta un peso insostenibile.
“Questo aumento, inaccettabile, infrange il principio di progressività che ispirava la riforma del 2022,” denuncia Lorenzo Amor, presidente di ATA. “Mentre il resto degli autonomi beneficia di stabilità, i soci e i collaboratori sono lasciati esposti a un taglio tecnico, senza un adeguato incremento dei propri guadagni.”

Un’ingiustizia di classe: donne e rurali, le vittime silenziose
La forbice colpisce in modo sproporzionato le famiglie collaborative e gli autonomi societari con redditi prossimi a 1.000 euro al mese, una fascia che include, secondo ATA, oltre 400.000 famiglie e più di 800.000 professionisti. Una radiografia che rivela un peso statistico significativo nell’occupazione femminile, soprattutto tra le collaboratrici familiari nei piccoli e locali esercizi commerciali. La realtà è chiara: la maggior parte dei colpiti sono donne, over 50 e proveniente da contesti rurali, vittime di una politica che sembra ignorare le loro esigenze.

La difesa della ministra: conformità alla legge, sostenibilità a lungo termine
Il Ministero dell’Inclusione e della Sicurezza Sociale, con Elma Saiz al timone, difende la legalità dell’aumento, sostenendo che si tratta di un mero rispetto della roadmap approvata dal Parlamento nel 2022. La convergenza delle basi, si argomenta, è necessaria per garantire la sostenibilità del sistema nel tempo. Ma la Ministra Saiz sembra dimenticare che la legge stessa prevedeva, per il 2026, l’allineamento delle basi di calcolo ai minimi del Régimen Generale.
Un errore che, per ora, i professionisti non hanno saputo sfruttare: la Sicurezza Sociale, infatti, continua a consentire loro di mantenere la base di calcolo a 1.000 euro, un “sabbio di 1.620 euro” in arrivo a breve.
La lotta in parlamento: pp, fratelli d'italia, lega e vox al governo
La controversia è finita davanti ai rappresentanti del popolo. PP, Lega, Forza Italia e Vox stanno negoziando per bloccare, in via intermedia, un aggravio fiscale ritenuto ingiusto. L’obiettivo è una modifica normativa che riporti le basi a livelli del 2025, idealmente con effetto retroattivo dal 1 gennaio 2026.
Un’azione disperata per salvare un’ampia fetta di piccole imprese e professionisti, che si trovano, ancora una volta, a fronteggiare le conseguenze di scelte politiche che non tengono conto della realtà economica e sociale del Paese.
