Guerra in medio oriente: le compagnie di spedizioni bloccano il golfo persico

La guerra tra Stati Uniti e Israele con l'Iran sta paralizzando il commercio marittimo nel Golfo Persico, un nodo cruciale per le catene di approvvigionamento globali. Le principali compagnie di spedizioni stanno modificando i loro itinerari, con ripercussioni sulle aziende americane ed europee.

Maersk sospende le prenotazioni verso gli emirati arabi uniti e l'iraq

La seconda compagnia di spedizioni al mondo, la danese Maersk, è stata la più rapida a reagire. Ha sospeso l'accettazione di nuove prenotazioni per merci dirette o provenienti da Emirati Arabi Uniti, Oman (escluso il porto di Salalah), Iraq, Kuwait, Qatar, Bahrain, Dammam e Jubail (Arabia Saudita). La decisione, comunicata immediatamente, include anche la paralisi delle prenotazioni per alimenti, medicinali e altre merci essenziali, oltre alle spedizioni refrigerate, pericolose o speciali. La situazione si estende anche a nuove prenotazioni tra India, Pakistan, Bangladesh e Sri Lanka con i medesimi paesi.

Maersk ha inoltre sospeso le spedizioni di merci pericolose verso e da Israele, pur continuando ad accettare altre spedizioni verso il paese. I clienti sono stati invitati a contattare i rappresentanti locali per valutare alternative.

Un effetto domino nel settore

Un effetto domino nel settore

Anche altre grandi compagnie stanno adottando misure simili. MSC, la principale compagnia di spedizioni, ha sospeso tutte le prenotazioni verso Medio Oriente. CMA CGM ha interrotto immediatamente le prenotazioni per merci pericolose verso una vasta gamma di paesi del Golfo Persico e ha imposto un supplemento di 2.000 dollari per container di 20 piedi. Cosco ha istruito le sue navi a dirigersi verso acque più sicure, offrendo misure come la riduzione della velocità e l'attesa in zone di ormeggio protette.

Hapag-Lloyd e Ocean Network Express hanno seguito l'esempio di Maersk, sospendendo nuove prenotazioni e introducendo un supplemento per rischio di guerra di 1.500 dollari per container di 20 piedi. Hapag-Lloyd ha ammesso che al momento non ci sono porti di scarico alternativi e che i tempi di consegna potrebbero allungarsi.

La situazione è complessa. Le rotte vengono deviate, i container rimangono in attesa, e le aziende si confrontano con un aumento dei costi. La catena di approvvigionamento globale è sotto pressione. Questa crisi non è solo un problema per le aziende che operano nel Golfo Persico, ma un campanello d'allarme per l'interdipendenza economica mondiale. Il futuro del commercio marittimo, e quindi dell'Economia globale, è ora più incerto che mai.

Le conseguenze economiche di questa crisi potrebbero essere significative per i consumatori di tutto il mondo.