Hollywood in subbotto: hollywood in subbotto: una rivolta di star contro la conglomerazione
Un’ondata di proteste scuote Hollywood. Oltre mille star, tra cui nomi di spicco come Joaquin Phoenix, Glenn Close e Adam McKay, hanno firmato una lettera di opposizione ferma all’acquisizione di Warner Bros. Discovery da parte di Paramount Skydance Corp., un affare da 110 miliardi di dollari che minaccia di soffocare la creatività.
Il terrore del monopolio: cosa sta succedendo?
La mossa, indirizzata a enti regolatori negli Stati Uniti, in Europa e nel Regno Unito, non è un capriccio di pochi: si teme una radicale concentrazione dei media, con conseguenze dirette sulle opportunità per gli autori e un potenziale drastico calo di posti di lavoro nel settore. Paramount, ormai un colosso incontrastato dopo aver superato la sfida con Netflix, si appresta a controllare un impero che include HBO Max, CNN e CBS, oltre a decine di canali specializzati. Un potere tale, per usare un eufemismo, è preoccupante.
Ma non è solo una questione di influenza: la cifra di 9 miliardi di dollari che Paramount si prefigge di risparmiare, secondo la dirigenza stessa, rischia di logorare la struttura creativa di Hollywood, non di rafforzarla. Un’operazione, in sostanza, alimentata da una logica spietata e priva di scrupoli.

Le regole del gioco: un contratto trap
La situazione è diventata complicatissima. Il consiglio di amministrazione di Warner Bros. aveva già sollevato dubbi, avvertendo di una potenziale destabilizzazione. E le pressioni da parte dei regolatori sono sempre più intense. La senatrice Elizabeth Warren ha bollato l'operazione come un
