Ormuz paralizzato: petrolio e gas in ginocchio, il medio oriente al baratro
Ormuz, una morsa al commercio globale di petrolio e gas. Una serie di attacchi nel Golfo Pérsico hanno bloccato quasi del tutto il traffico di petroliere, con conseguenze immediate sui prezzi e sulla sicurezza energetica mondiale.
Il traffico di petrolio al collasso
Secondo i dati di Kpler, almeno 40 superpetroliere, cariche di circa 80 milioni di barili di greggio, sono in attesa di condizioni di sicurezza più chiare. Un'incertezza che si traduce in un'impennata delle inefficienze logistiche e una potenziale crisi di approvvigionamento a breve termine. Le principali compagnie di navigazione e gli analisti raccomandano cautela, ma le advertenze iraniane e gli attacchi recenti, tra cui uno contro una nave con bandiera statunitense, hanno trasformato lo stretto in una zona di esclusione de facto.
Il calo del traffico è drammatico: in sole 24 ore, il transito di grandi navi è crollato da 22 a soli 4. Si sospetta che molte navi abbiano disattivato i sistemi di tracciamento per evitare di essere individuate. Il blocco di Ormuz e Qatar ha fatto impennare del 100% il prezzo del gas europeo in due giorni.

Oltre il petrolio: il gas naturale liquefatto e i container in crisi
L'impatto non si limita al petrolio. Il suministro globale di gas naturale liquefatto (GNL), in particolare quello proveniente dal Qatar, è a rischio. Anche il trasporto di container subisce ripercussioni, con deviazioni sia nel Golfo che nel Mar Rosso a causa della minaccia delle milizie hutti. Le maggiori compagnie di assicurazione hanno sospeso le operazioni di carico, mettendo i paesi produttori in una posizione vulnerabile. Se la paralisi persiste per più di 25 giorni, la mancanza di capacità di stoccaggio potrebbe costringere a interrompere l'estrazione di petrolio, con un effetto domino che colpirebbe duramente sia gli esportatori che i paesi importatori.
Il Centro di Informazione Marittima ha alzato l'allerta al livello
