Generazione z: scroll infinito e il crollo dell'attenzione
La Gen Z, nata tra la fine degli anni '90 e i primi anni 2000, è la prima vera generazione cresciuta immersa nell'iperconnettività digitale. Ma dietro la facciata di utenti esperti e sempre aggiornati, si nasconde una preoccupazione crescente: il loro rapporto con la tecnologia sta rimodellando il loro cervello.

Un’epidemia di attenzione frammentata
Gli esperti non la chiamano più semplicemente ‘dipendenza dai social’. Si parla, con crescente allarme, di un ‘cambio cognitivo generazionale’. Uno studio recente dell’Università di Zhejiang in Cina ha evidenziato un fenomeno preoccupante: il cosiddetto ‘scroll infinito’. Un’abitudine che ha radici profonde nella loro esperienza di vita, un’infanzia e adolescenza in cui il contenuto è arrivato in continuazione, senza sosta, in un flusso incessante di notifiche e brevi video.
Gloria Mark, ricercatrice dell'Università della California, ha quantificato drasticamente il cambiamento: “Nel 2004 il tempo di attenzione era di circa 2 minuti e mezzo; oggi si attesta a soli 47 secondi.” Un dato scioccante che rivela la velocità con cui il nostro cervello si è adattato a questo bombardamento costante di stimoli.
Il problema non è la tecnologia, ma il modo in cui la usiamo. Il sistema nervoso, privato della necessità di concentrazione prolungata, ha sviluppato una risposta rapida e istintiva: cercare continuamente nuovi input, nuovi stimoli, nuove gratificazioni immediate. Un circolo vizioso che rende difficile affrontare anche compiti apparentemente semplici, richiedendo un dispendio energetico eccessivo.
Ma non si tratta solo di una questione di tempo. Le nuove piattaforme, come TikTok e Reels, premiano l’attenzione breve e frammentata, offrendo una ricompensa istantanea ad ogni nuovo video visualizzato. Un meccanismo che, in ultima analisi, priva l’individuo della capacità di focalizzarsi su un obiettivo a lungo termine. E questo, a mio avviso, rappresenta un pericolo reale per il futuro del pensiero critico e della capacità di apprendimento.
La disparità di opinioni è notevole. Mentre alcuni studiosi sottolineano i potenziali rischi di questo cambiamento, altri sostengono che si tratti semplicemente di un’adattamento alle nuove modalità di comunicazione. Un’evoluzione naturale, ineludibile. Tuttavia, la crescente prevalenza di contenuti visivi rispetto a quelli testuali, la difficoltà nel leggere testi lunghi e complessi, sono segnali inequivocabili di un cambiamento profondo. E, onestamente, non mi illudo che questa tendenza si arresti presto. Dobbiamo accettare che il nostro modo di pensare è cambiato, e trovare nuove strategie per coltivare l'attenzione e la concentrazione in un mondo dominato dal ‘scroll’ infinito.
