Altman disprezza i programmatori: «il loro lavoro è obsoleto»
Il CEO di OpenAI, Sam Altman, ha scatenato un acceso dibattito nel mondo della programmazione con una dichiarazione apparentemente distaccata, ma profondamente significativa: il futuro dei programmatori, secondo la sua visione, è già scritto.

«Sono grato per il loro sforzo»: le parole che hanno indignato la community
Le dichiarazioni di Altman, rilasciate su X, hanno suscitato un'ondata di reazioni negative. Il CEO ha espresso gratitudine verso coloro che “hanno scritto software estremamente complesso carattere per carattere”, una frase che molti interpretano come un riconoscimento implicito della fine di una professione.
Questo commento arriva in un momento di crescente preoccupazione per l'impatto dell'intelligenza artificiale sul mercato del lavoro. Aziende come Google, Microsoft e Amazon hanno già avviato piani di riduzione del personale, citando l'automazione come fattore determinante. Altman sembra voler accelerare questo processo, relegando i programmatori a un ruolo storico.
La percezione che l'IA stia soppiantando le competenze umane è diffusa. Un recente sondaggio negli Stati Uniti rivela che oltre la metà degli americani è preoccupata per i rischi legati all'intelligenza artificiale, percepita come una Tecnologia imposta senza un reale consenso.
«Di niente», ha risposto ironicamente un utente a Altman, esprimendo il sentimento diffuso di chi teme di vedere il proprio lavoro svalutato. Molti vedono nel CEO di OpenAI uno dei principali artefici di questo cambiamento epocale.
La velocità con cui l'intelligenza artificiale sta permeando ogni aspetto della vita digitale è stupefacente. La metà dei contenuti pubblicati su internet è generata da IA, e piattaforme come YouTube sono invase da video di qualità discutibile, creati da algoritmi. Altman sembra celebrare questo processo, ignorando le preoccupazioni di chi si sente minacciato.
La sua visione, definita da alcuni come
