Crollo del petrolio: l'ormuz apremente, wall street reagisce

I prezzi del petrolio crollano, spinti dalla speranza di una riapertura del corridoio di trasporto nel Golfo Persico. Un effetto domino che scuote i mercati finanziari globali.

Il petrolio scende sotto i <strong>95 dollari</strong>, wall street in volo

Il petrolio scende sotto i 95 dollari, wall street in volo

La notizia è che, nonostante il flusso di petrolio attraverso lo stretto di Ormuz rimanga limitato, i prezzi hanno toccato i 95 dollari al barile. Un calo significativo che ha dato il via a un'ondata di acquisti in borsa. Le azioni statunitensi hanno registrato guadagni importanti: il Dow Jones ha anticipato un incremento di oltre 400 punti, pari al 0,94%. Anche il Nasdaq 100 ha visto un rally del 1,39%, in concomitanza con l'inizio della conferenza annuale di Nvidia Corp sull'intelligenza artificiale. L'S&P 500 si è attestato in rialzo, con un guadagno del 1,15%.

Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti ha previsto un ulteriore calo dei prezzi nei prossimi mesi, addirittura sotto gli 80 dollari. Un dato che contrasta con le preoccupazioni iniziali legate alle tensioni geopolitiche nella regione. Il secretario stima un deficit di 10-14 milioni di barili al giorno.

La situazione, però, non è così statica. Nonostante le difficoltà, diversi petrolieri iraniani, indiani e cinesi stanno transitando nello stretto, in una sorta di 'apertura' orchestrata dal regime iraniano. Un segnale di una possibile de-escalation, anche se fragile.

La cifra parla da sé: il crollo dei prezzi del petrolio rappresenta un sollievo per l'economia mondiale, ma la stabilità nella regione del Golfo Persico rimane un elemento di incertezza. Il futuro dei trasporti petroliferi, e di conseguenza dell'economia globale, è appeso a un filo.