Digi in crisi: la guerra in iran e il freno alla quotazione

Un colpo di scena nel piano di espansione di DIGI: il conflitto Iran-Israele ha costretto l’operatore rumeno a rimandare la sua uscita sul mercato azionario. Un rischio troppo elevato, secondo il CEO Marius Varzaru.

La svolta inaspettata: la guerra e la nuova strategia

La svolta inaspettata: la guerra e la nuova strategia

Nonostante una crescita del 20% nel 2023 e un fatturato di 929 milioni di euro, DIGI ha dovuto affrontare le conseguenze dirette della crisi geopolitica. La volatilità dei mercati finanziari ha reso troppo incerta una quotazione, decisione ora rimandata a una data da definire. Una mossa che, inevitabilmente, solleva interrogativi sulla valutazione dell'azienda, stimata tra i 2 e i 2,4 miliardi di euro, un valore che potrebbe rivelarsi illusorio in questo contesto.

La strategia di DIGI, basata su un modello low-cost e sull’espansione della rete fibra ottica – con l'obiettivo di raggiungere i 21 milioni di famiglie entro il 2030 – si trova ora a dover affrontare nuove sfide. L’operatore ha già una presenza significativa, con 13,7 milioni di famiglie coperte da fibra Smart, prevalentemente in ambito urbano. Ma la tasa di abbandono dei clienti (churn), pari al 15,8% su base annuale, rappresenta un dato di allarme da non sottovalutare, soprattutto per i potenziali investitori.

Nonostante un forte leadership nelle portabilità, la persistenza di un elevato churn potrebbe frenare l’entusiasmo degli analisti. Un problema che, per il momento, viene gestito con la capacità di attirare nuovi clienti, ma che necessita di una soluzione strutturale.

La risposta dei mercati agli investimenti di DIGI è stata però positiva, riconoscendo il potenziale di crescita e la strategia di espansione in Spagna. Un segnale incoraggiante, che però non è sufficiente a superare le incertezze del quadro economico globale. La decisione di posticipare la quotazione è stata presa per evitare rischi eccessivi e valutare attentamente l'evoluzione della situazione.

E mentre DIGI si cautela, DAZN si assicura l’esclusiva sui diritti televisivi dei Mondiali di calcio 2026. Un’operazione che, lungi dal rappresentare una sfida, sembra confermare la capacità dell’azienda di conquistare quote di mercato significative. Un’altra mossa strategica che, nel complesso, conferma la volontà di DIGI di consolidare la sua posizione nel panorama europeo, anche a fronte di un contesto internazionale sempre più complesso e imprevedibile. La perseveranza è la parola chiave, e la fiducia nel progetto resta, nonostante tutto, alta.