Faggin rientra a casa: l'ex-padre del microchip svela l'inquietud per il software manipolatorio

Il mondo è diventato un circuito integrato. Dagli smartphone alle auto, dagli elettrodomestici ai sistemi che governano il nostro quotidiano: quasi tutto è animato da un microprocessore. Una rivoluzione che ha plasmato l'era moderna e che, ironia della sorte, vede ora il suo architetto più influente tornare alle radici.

Un ritorno a vicenza, un

Un ritorno a vicenza, un'amara riflessione

Federico Faggin, fisico e ingegnere italiano, figura chiave nella nascita di Silicon Valley – un nome quasi leggendario nel settore – ha deciso di abbandonare la frenesia della California per stabilirsi definitivamente a Vicenza. Ma il suo ritorno non è una semplice nostalgia: è un atto di profonda disillusione nei confronti della direzione che ha preso l'industria tecnologica.

Come racconta in un'intervista a Corriere della Sera, dopo oltre cinquant'anni trascorsi negli Stati Uniti, Faggin percepisce un divario incolmabile tra il sogno iniziale – la creazione di hardware robusto, soluzioni tecniche concrete – e la realtà odierna, dominata da algoritmi progettati per manipolare il comportamento umano.

“Oggi il software viene utilizzato per ingannare le persone”, dichiara con un'amara franchezza. Non si tratta di una critica al software in sé, ma del modello di business che si è imposto, un modello ossessionato dal profitto e dalla raccolta di dati, a scapito della creazione di strumenti realmente utili per l'utente.

La Silicon Valley che Faggin conobbe, negli anni '70, era un ecosistema di idee, di sperimentazione, dove la risposta a un