Ia: i cio urgono, i budget esauriti e la realtà che non aspetta
La crescente preoccupazione dei CIO riguardo all’utilizzo dei budget dedicati all’Intelligenza Artificiale si fa sentire. Un grido d’allarme proveniente da Uber, con Andrew Macdonald che denuncia l’assenza di un reale ritorno sull’investimento, mette in luce una crisi imminente nel settore.
Un’onda di tokenmaxxing e la frustrazione dei top manager
La situazione è critica: nonostante l’euforia iniziale legata al lancio degli agenti AI, le aziende non hanno implementato le metriche necessarie per valutare l’efficacia degli investimenti. Un’eccessiva spinta al “tokenmaxxing”, ovvero la corsa alla competizione attraverso l’incremento costante dei costi, ha portato a un’allocazione inefficiente delle risorse.
Come ha sottolineato Praveen Neppalli Naga, CTO di Uber, il budget dedicato a Claude Code è già stato completamente esaurito. La questione non è tanto lo spesa in sé, quanto la capacità di tradurre quell’investimento in risultati tangibili.
Sam Altman, CEO di OpenAI, condivide un punto di vista simile, evidenziando la necessità di una maggiore trasparenza sulla destinazione dei fondi. “Le aziende devono chiedere a sé stesse dove vanno i loro soldi”, ha affermato, riconoscendo un eccessivo spreco nel settore.

Il rischio di una bolla incombente
Scott Galloway, professore della NYU, paragona la situazione a quella precedente alla bolla delle puntocom, prevedendo un intervento da parte di una grande azienda tradizionale per correggere la rotta. “Dobbiamo ridurre drasticamente i nostri investimenti in IA, perché non stiamo vedendo il ritorno sull’investimento che ci aspettavamo”, ha dichiarato.
Mark Cuban non è dello stesso parere, ma ammette che l’integrazione delle nuove tecnologie è un problema fondamentale. Le aziende devono concentrarsi su cosa i concorrenti possono fare per disintermediarle, non limitarsi a sprecare risorse.
Jason Lemkin, noto come “Padrino del SaaS”, prevede una frammentazione del mercato, con alcune aziende che continueranno a investire in IA e altre che dovranno affrontare una crisi di liquidità. Le realtà più efficienti prospereranno, mentre quelle meno performanti subiranno un duro colpo.

Il futuro dell’ia: efficienza e roi
Anche Sundar Pichai, CEO di Google, riconosce le preoccupazioni dei CIO, proponendo un modello di IA più efficiente, come Gemini 3.5 Flash. La vera sfida, secondo molti esperti, risiede nella capacità di misurare il ritorno sull’investimento e di evitare sprechi. Come sottolinea Shruti Gandhi, “Gastar più non significa produrre di più”.
Michael Burry, l’investitore che aveva previsto la crisi finanziaria, non crede che il “tokenmaxxing” possa durare. Si tratta di un consumo eccessivo, guidato dalla competizione e dalle classifiche, che è insostenibile nel lungo termine. La situazione è critica e richiede un cambio di passo immediato.
La realtà è che, nonostante le promesse, molti progetti di IA non stanno producendo i risultati sperati. È ora di tornare alla realtà e concentrarsi su soluzioni concrete e misurabili, non su una corsa al successo senza una vera strategia.
