Iran: attacco a kharg, petrolio in bilico. trump minaccia: «conseguenze gravi»
L'isola di Kharg, un piccolo avamposto nel Golfo Persico, è il cuore pulsante delle esportazioni petrolifere iraniane. Un'operazione militare statunitense ha scosso la stabilità della regione, sollevando il fantasma di una crisi energetica globale.

Kharg, il nodo strategico del petrolio iraniano
L'isola, situata a soli 24 chilometri dalla costa iraniana, gestisce circa il 90% delle esportazioni di greggio del paese, con la maggior parte destinata alla Cina. Da decenni, la terminale, originariamente istituita dalla Amoco negli anni '60, è stata confiscata dall'Iran dopo la rivoluzione del 1979 e da allora ha movimentato circa 1,5 milioni di barili al giorno, superando la produzione di molti membri dell'OPEC.
L'amministrazione Trump ha condotto un attacco aereo contro obiettivi militari sull'isola il 14 marzo, assicurando di aver risparmiato le infrastrutture petrolifere. La mossa, annunciata dal presidente americano su Truth Social, è stata accompagnata da una netta avvertimento ai leader iraniani: qualsiasi interferenza con le navi che transitano per lo Stretto di Ormuz comporterebbe ripercussioni immediate.
La tensione è palpabile. Prima dell'attacco, l'Iran aveva intensificato il carico di petrolio a Kharg, probabilmente per proteggere le proprie riserve e sfruttare le vie marittime, sempre più strette a causa del conflitto. Il passaggio attraverso lo Stretto di Ormuz, vitale per l'approvvigionamento energetico mondiale, è stato drasticamente ridotto dal 28 febbraio, con conseguenti impennate dei prezzi del petrolio superiori al 40%.
Le infrastrutture di Kharg comprendono numerosi serbatoi di stoccaggio con una capacità di 30 milioni di barili, equivalenti a circa un terzo del deposito di Cushing, in Oklahoma. La terminale può ospitare otto petroliere e dispone di capacità per caricarne altre tramite trasferimenti tra navi. Secondo fonti iraniane, la capacità di carico giornaliera supera i 6 milioni di barili, raggiungendo i 10 milioni in caso di necessità.
Un attacco a Kharg potrebbe bloccare le esportazioni iraniane per settimane o mesi, aggravando una situazione economica già precaria. L'interruzione delle forniture potrebbe far schizzare i prezzi del petrolio a livello globale, alimentando l'inflazione nelle economie industrializzate, con ripercussioni significative anche per l'amministrazione Trump in vista delle elezioni.
Ma il rischio non si limita a questo. L'esercito iraniano ha minacciato di rispondere con attacchi a infrastrutture energetiche statunitensi in Medio Oriente in caso di danni a Kharg. La Guardia Rivoluzionaria ha ripetutamente avvertito di rappresaglie contro obiettivi americani nel Mediterraneo.
La cifra parla da sola: la contesa per il controllo di Kharg, e delle sue risorse, rischia di destabilizzare un intero blocco energetico, con conseguenze che si riverberano ben oltre i confini iraniani. E mentre i negoziati sul nucleare iraniano restano in stallo, la posta in gioco si alza, trasformando l'isola in un banco di prova per la resilienza dell'economia globale.
La prossima mossa determinerà il futuro del mercato petrolifero.
