La guerra inaspettata tra il golfo e l'europa scuote i mercati energetici
La guerra tra Iran e Stati Uniti sta scuotendo i mercati energetici globali in modo inaspettato. La crisi petrolifera più grave della storia sta mettendo a dura prova la catena di rifornimento e sta facendo salire i prezzi delle materie prime critiche, tra cui il gas naturale, i fertilizzanti e il CO2 industriale.

Il jet fuel, l'aviazione in pericolo
La variante del querosene più attesa è il jet fuel, che serve ai veloci per volare. La sua disponibilità per fine maggio in Europa è stata messa in dubbio dall'Agenzia Internazionale per l'Energia (AIE). I prezzi di questo componente fondamentale per l'aviazione hanno toccato nuovi massimi, salendo del 140% rispetto all'anno scorso in Asia e del 25% in Nord America rispetto all'Europa.
La situazione è ancora più delicata in Asia, dove le grandi raffinerie cinesi e indiane devono ridurre la produzione di combustibili a causa della perdita di petrolio dal Golfo Persico. Ciò ha innalzato i prezzi del diesel a livello globale.
La differenza tra i prezzi è notevole: mentre in Nord America (USA e Canada) il jet fuel si mantiene a 166 dollari al barile, in Asia e Medio Oriente costa rispettivamente 210 e 200 dollari. In Europa, la tariffa è di 190 dollari.
La AIE ha notato che sono stati stipulati contratti di consegna fisica di petrolio al conto alla rota a 150 dollari, rivelando un disfacimento nel mercato a causa del rischio di perdita di rifornimenti. La menzione velata al blocco del Canale di Suez ricorda che la guerra sta generando un alto grado di sospetto tra gli investitori e i mercati organizzati.
