Ormuz in salita: petrolieri fuggono dal punto più critico del mondo

Teherano ha risposto con la chiusura del passaggio. Il Golfo Persico, cuore pulsante del petrolio mondiale, è improvvisamente al centro di una crisi. Petroliere e gasatieri stanno evitando l'ormuz, la stretta via d'acqua che collega il Golfo Persico al Mar Arabico, dopo gli attacchi di Washington e Israele contro l'Iran. Un'ondata di timori paralizza il commercio energetico.

La navegazione interrotta, i prezzi impennano

La navegazione interrotta, i prezzi impennano

La notizia, diffusa da fonti di settore, parla di una trasmissione radiofonica, apparentemente proveniente dalla marina iraniana, che annuncia la chiusura del traffico nel canale. Sebbene Teheran non abbia rilasciato dichiarazioni ufficiali, l'effetto è immediato: numerosi navi hanno cambiato rotta o ritardato le loro partenze. Bloomberg riporta che almeno tre petroliere hanno interrotto il viaggio dal Golfo Persico, mentre una flotta di otto navi è in formazione nel Golfo di Oman, in attesa di sviluppi.

La reazione dei mercati è immediata. I futures sul petrolio hanno subito un rialzo significativo. Il West Texas Intermediate ha raggiunto i 75,33 dollari, un incremento di quasi il 12% rispetto alla chiusura precedente. Ma il vero campanello d'allarme è la interruzione del flusso di energia, con conseguenze potenzialmente devastanti per l'approvvigionamento globale.

Il KHK Empress, un petroliere con una carga parziale di petrolio omanita diretto a Basra, ha invertito la rotta, dirigendosi verso Nuova Mangalore in India. Anche il Eagle Veracruz, con due milioni di barili di petrolio saudita destinati alla Cina, ha interrotto il viaggio e si è fermato all'ingresso occidentale dello stretto. Altre imbarcazioni, come il Front Beauly, hanno seguito lo stesso copione.

La situazione è complessa: alcuni armatori stanno invocando clausole di guerra nei contratti, che consentono loro di interrompere i viaggi in caso di conflitti. Questo potrebbe restringere ulteriormente l'offerta di navi nella regione, alimentando l'impennata dei costi di trasporto, già ai livelli più alti degli ultimi anni. Anche le navi del GNL, come quelle dirette in Qatar, stanno modificando i loro percorsi.

Il Mitake, un superpetroliere diretto a Ras Tanura in Arabia Saudita, si è fermato a est di Oman, dopo aver appreso della notizia degli attacchi. La situazione è in continua evoluzione, e l'incertezza grava sulle forniture energetiche globali. Il Golfo Persico, sempre un punto di attrito, si conferma un nodo cruciale per l'economia mondiale.

Il rischio è che questa escalation non sia un semplice episodio, ma l'inizio di una nuova fase di instabilità. La stretta via d'acqua, arteria vitale per il commercio globale, rischia di diventare un campo di battaglia, con ripercussioni economiche che potrebbero durare molto più a lungo di quanto si pensi.

n