Ormuz, la bomba a braccio: usa e iran controcorrente, petrolio a 100 dollari
La tensione nel Golfo Persico è al culmine. Gli Stati Uniti e l'Iran si fronteggiano per il controllo dello stretto di Ormuz, una rotta vitale per l'approvvigionamento energetico globale. La situazione è critica, con il traffico marittimo bloccato e nessuna prospettiva di apertura nei negoziati.

Una escalation che agita i mercati
Il presidente Trump, con la sua solita retorica, ha ribadito che il blocco commerciale sull'Iran non verrà revocato fino a quando Teheran non accetterà un accordo. Ma l'Iran, da parte sua, si rifiuta categoricamente di negoziare mentre la pressione americana continua. Questa dinamica sta innescando una reazione a catena nel mercato petrolifero.
Il rally storico della Borsa americana si è infranto, spinto verso l'alto dal prezzo del petrolio, ora superiore ai 100 dollari al barile. Le famiglie americane si preparano a fare i conti con un'impennata dei prezzi alla pompa, una pressione crescente per l'amministrazione Trump. La UE, riunita a Nicosia, cerca disperatamente soluzioni per mitigare l'impatto di questa crisi energetica, ma le misure proposte appaiono insufficienti a contrastare la forza della tempesta.
Wall Street, invece, sta subendo pesanti rialzi: il Dow Jones scende dello 0,4%, lo S&P 500 del 0,14% e il Nasdaq del 0,24%. Un'ondata di risultati trimestrali, tra cui le performance di Boeing e Tesla, non è riuscita a frenare la sensazione di incertezza. Tesla, in particolare, ha annunciato un aumento significativo degli investimenti in capitale e un approccio ‘cauto’ al lancio dei robotaxi, un segnale di preoccupazione per gli investitori.
Ma la vera fonte di allarme è rappresentata dall'Iran. Le recenti azioni militari – attacchi a navi nello stretto di Ormuz, nonostante la proroga dell'accordo di cessate il fuoco – dimostrano una volontà di escalation che alimenta ulteriormente il panico sui mercati. Il prezzo del Brent, riferimento internazionale, ha superato i 103,18 dollari al barile, un aumento di 1,27 dollari. Il West Texas Intermediate (WTI) ha guadagnato 1,21 dollari, arrivando a 94,17 dollari.
Secondo ING Bank, guidati da Warren Patterson ed Ewa Manthey, il mercato petrolifero deve «riallineare le proprie aspettative». «Se non si raggiungerà alcun progresso concreto», affermano, «il mercato diventerà sempre più impermeabile ai rumori e ai titoli di coda che fino ad ora hanno dettato l'andamento dei prezzi». La realtà, però, è che il rischio di un’ulteriore destabilizzazione è palpabile. Questo scenario non lascia spazio a speculazioni: il petrolio, ora, è una vera e propria arma.
