Ormuz: la marina usa ammette di non essere pronta a proteggere i petrolieri. prezzi in calo

Washington – L'amministrazione statunitense si trova di fronte a un dilemma strategico. Il segretario all'Energia, Chris Wright, ha ammesso che la flotta americana non è ancora in grado di garantire la sicurezza delle navi cisterna che attraversano lo stretto di Ormuz, una rotta vitale per l'approvvigionamento energetico mondiale. La dichiarazione, rilasciata in un'intervista a CNBC, arriva in un momento di crescente tensione nella regione, con attacchi recenti contro petroliere.

La marina usa ammette un errore di valutazione

La marina usa ammette un errore di valutazione

Wright ha riconosciuto che la Marina è attualmente focalizzata sulla distruzione delle capacità offensive dell'Iran e della sua industria manifatturiera. Questa ammissione segue un precedente errore di comunicazione, in cui il segretario aveva erroneamente affermato sui social media che la flotta aveva già scortato una nave petrolifera attraverso lo stretto. Un'affermazione prontamente smentita dalla Casa Bianca, che ha portato alla rimozione del post e a un'ammissione di responsabilità da parte di Wright.

Il revés ha avuto un impatto immediato sui mercati. I prezzi del petrolio hanno subito un calo superiore al 17%, raggiungendo i minimi toccati martedì. La notizia ha alimentato timori di un'ulteriore escalation del conflitto regionale e delle sue ripercussioni sull'approvvigionamento energetico.

Nonostante la situazione critica, Wright ha espresso una certa cautela riguardo alle previsioni di un aumento dei prezzi fino a 200 dollari al barile, come suggerito da fonti iraniane. «È improbabile», ha dichiarato durante un'intervista alla CNN, sottolineando che la situazione attuale è caratterizzata da un'ampia disponibilità di petrolio.

La decisione di ritardare l'invio di scorti navali solleva interrogativi sulla capacità della Marina statunitense di rispondere efficacemente alle minacce alla sicurezza marittima nel Golfo Persico. La priorità attuale sembra essere la riduzione delle capacità offensive iraniane, ma questa strategia comporta un rischio significativo per la stabilità della regione e per la sicurezza del flusso di petrolio.

L'ammissione di non essere pronti a proteggere i petrolieri di Ormuz rappresenta un colpo di prestigio per gli Stati Uniti e mette in discussione la loro capacità di garantire la sicurezza delle rotte marittime vitali per l'economia globale. Un'apertura che l'Iran non ha perso l'occasione di sottolineare, ribadendo la necessità di mantenere lo stretto chiuso.