Pissarides: la rivoluzione ai finisce qui, produttività in stallo
L’economista Premio Nobel Christopher Pissarides ha lanciato un monito severo: l’intelligenza artificiale non è la panacea che molti si aspettano, e il sogno di un’ondata di produttività simile a quella degli anni ’80 e ’90 è destinato a svanire. Un’analisi impietosa, basata su dati concreti e una visione lucida del mercato del lavoro.
Un’amara svolta per le speranze tech
Bloomberg News riporta che Pissarides, noto per la sua profonda comprensione dei meccanismi interni dei mercati del lavoro, mette in discussione le previsioni ottimistiche di colossi come Nvidia, guidata da Jensen Huang, e OpenAI, con Sam Altman. Le loro affermazioni sull’impatto trasformativo dell’IA sull’occupazione, secondo Pissarides, mancano di solide fondamenta empiriche. “Fino ad ora,” dichiara, “non ci sono segnali chiari di un aumento significativo della produttività derivante dall’IA.”
La realtà, come evidenziato da un dipendente di OpenAI, è ben diversa: “È necessario riconoscere il merito del cervello umano. L’IA, al momento, non è ancora in grado di progettare con la stessa efficacia.” L’analisi del professore della London School of Economics non fa che confermare questa percezione: addirittura il 40% – un numero considerevole – dei posti di lavoro nel Regno Unito non è direttamente esposto all’IA e quindi non trarrà alcun beneficio in termini di crescita della produttività.

La fine dell’era della produttività?
Pissarides non si limita a esprimere scetticismo; egli suggerisce che il periodo di rapida crescita della produttività, che ha caratterizzato il passato, potrebbe essere giunto al termine. “Dudo che si verifichi un nuovo boom informatico paragonabile a quello degli anni ’80 e ’90,” afferma con fermezza. Un’affermazione che, da soli, dovrebbe far riflettere i vertici aziendali che hanno investito massicciamente in questo settore.
La sua visione è supportata da una serie di studi e ricerche che dimostrano come, anche nei settori più esposti all’IA, come la finanza, sarebbero necessari incrementi di produttività enormi per raggiungere i livelli di crescita che gli economisti avevano previsto. La dislocazione del lavoro, già in atto nel settore tecnologico irlandese, è un chiaro segnale di questo cambiamento epocale. “Non è pratico parlare di una forte crescita della produttività,” ribadisce Pissarides, sottolineando la necessità di accettare la realtà di un rallentamento persistente.

Un’osservazione cruciale
L’apporto di Pissarides ha rivoluzionato la nostra comprensione dei mercati del lavoro e delle politiche economiche volte a migliorare i risultati occupazionali. E la sua ultima analisi, presentata al congresso della Royal Economic Society a Newcastle, è ancora più inquietante: “Considerando quello che sappiamo ora e quello che stiamo vedendo, non vedo che la crescita della produttività raggiunga quei livelli.” Un’affermazione che chiude la porta a illusioni e apre la strada a una nuova strategia, basata su una valutazione realistica delle potenzialità dell’IA.
